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Verde. Respira si increspa partecipa all’aria si gonfia e dondola e trema. Corre veloce salta si insinua, insieme agli alberi ondeggia dando una forma al vento, avverte della vita tra le piante e della seduzione tra i rettili, conforta, è cordiale, a scaglie, di varie intensità, non ha paura del mondo che gli appartiene, succo di luce metallica, contrario alla vanità…

Marrone. Taglialegna dagli occhi rugosi, roco e ruvido come se non avesse conosciuto il mare, oscuro in volto senza essere torvo, persona pratica e di grande esperienza, a disagio tra le parole. Il suo sguardo incontra nidi e tronchi che scendono fiumi, migliacci, scarpe eleganti, mobili unti di cera e olio, cavalli luminosi che fumano nebbie di furore, stambecchi, camosci, animali abituati ai dirupi, a ergersi in equilibrio sulle cime frastagliate, zolle di terra arata su cui in controluce svolazzano moschine vaganti, i suoi sguardi di nocciole, morbidi e generosi…

Rosso. Dappertutto si scolla, si sgretola, si sbriciola, divampa fuori di sé una materia esasperata. Rosso melagrana amore lacrime sangue labbra furia rabbia, tetti di case, papaveri, candele sull’albero di natale, sgargiante, vermiglio, esilarante, roco gridante, fiamme, rosso crepitante. Tori e tacchini all’assalto, segnali allarmanti, scendere via dalla pelle ciechi…

Giallo. Giallo terra di nessuno luminoso estendersi, espandersi, tenda che sbatte incontro al vento come una lingua di vacca, orizzonte lontano sgranato evasivo infinito, scricchiolio di ghiaia, improvviso fiorire, sorpresa che esplode senza fare rumore, saltare su evanescente, forma che induce a sorridere. Giallo in cui non si sprofonda, che si riflette ovunque zampillando…

Azzurro. Non si mangia non si beve, è immateriale, presente ma invisibile, impalpabile ma frizzante, terso, spumeggiante. Vola, dilaga, allaga le colline. Nome di mago, parola puntigliosa che protegge la labilità del suo contenuto, cappello a punta, la Madonna. Il tempo che scorre, la profondità, la chiarezza, il cielo, le nuvole, il freddo. La calma, i colibrì. Il pesce azzurro. Ali di farfalle, scarpe di ballerine, luoghi di silenzio, pacchetti di gauloises e baci perugina. Fiordaliso, assenza di immagini, principe azzurro…

Viola chiaro. Spariva e riappariva senza intermittenza, dissolvendosi con tenerezza, come qualcuno che stentava a nascere nonostante fosse già là, sapeva che non avrebbe parlato ma sperava di sé un’improvvisazione gioiosa, sorpresa che si faceva per una festa a lungo rinviata per timidezza. Viola chiaro vide la luce il giorno, il consumarsi alacre delle persone che fuggono per vizio anche se alcuno le rincorre, cercò di darsi un’aria intraprendente che subito decadeva perché non conservava la memoria di come andassero imitate le cose…

Argento. Per cercarsi, per riflettersi ovunque, per risplendere nell’oscurità. Per affiatarsi con gli oggetti, per ricordarsi dove si è, per luccicare, per acchiappare la luce, per giocare con i riflessi. Per placarsi, per meravigliarsi, per aggiungere il movimento allo sguardo, per incantarsi di superficialità. Per provare sorpresa, stupore, per sgusciare via dal tempo, per fermarsi e cercare di intravedere altro da quello che c’è, per mettere in dubbio che quello che c’è da vedere sia sufficiente, per esaltare la lucidità e l’assenza di spigoli. Per decorare, per esaltare, per rendere memorabile. Per non aspettare più…

Nero. Proteggere qualcosa che non si può condividere, che non si può rendere frase, discorso senza correre il rischio di azzerare il movimento in avanti della parola. Essere prigionieri di qualcosa che attira tutto verso di sé, che è contraria alla distrazione e alla superficialità. La tristezza, l’impenetrabilità, l’austerità, le donne meridionali che percorrono i paesaggi tra le pareti bianche. Le mosche sui vetri e le moschine vaganti componendo geometrie segrete nell’aria immacolata della stanza. L’abbandono, la morte, la solitudine nella città, il nero lucido dei pinguini. Sentire che qualcosa è nuovamente finito, che sapevamo dall’inizio sarebbe finito e abbiamo continuato a occuparcene con quell’accanimento di chi è da solo a sentirsi innamorato…

Blù. Blù di meraviglie, la notte fonda, incantata, incatenata dall’oscurità per ripartire verso l’alto luminosa. Mantello che si allontana, principi imperatori eserciti al galoppo per stupire la preda, occhi accerchiati dal desiderio, vene che pulsano incontro alla fragilità del polso, sassi che affondano nel silenzio dei pozzi, code di uccelli sgargianti, pietre magiche in cui svelare volti, panorami distanti dal presente, foglie tra i rami degli alberi più alti. Distendersi allungarsi, come serpenti insinuarsi nello spazio senza scalfirne lo stato di calma apparente, senza creare catastrofi…

Rosa. Nausea, ovatta, paura della solitudine, di essere grandi in silenzio senza avere dei complici. Astenersi da una dichiarazione, avere timore di sentirsi giudicati, rinunciare alla polemica, essere stanchi di combattere e voler stare innocenti tornando indietro. Frammenti di carnevale, le creme, i capelli ravviati sulla nuca, fare la pace, l’ideologia familiare, alcuni pesci, le caramelle, le cose antiche senza essere vecchie, le trine le ragnatele il sapone… 

Bianco. Le voci che si disperdono, dove vanno a finire i suoni, dove si sfiniscono i richiami, quale spazio li ingoia, dove vanno a naufragare le parole, verso quale deriva. Queste persone che si parlano, queste persone che si cercano, che si mettono in posa per trovarsi. Queste persone che arrivano sempre in ritardo per fare come se non fossero venute, e quelle che non possono rimanere dove il loro desiderio le conduce. Anice latte il cuore delle mandorle e delle noci, banane, il sale. Cigni, pellicani, Biancaneve, neve, tele per dipingere, le notti in bianco. Le zebre sull’asfalto, le zebre nella savana, gli scacchi bianchi e la dama…

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