di Extra Arts & Culture | 14, Set 2026 | 2026, extra factory, Paolo Paoletti

26 settembre – 10 ottobre 2026
Ci sono artisti per i quali il confronto con la realtà non è una scelta di stile né un’adesione formale a una scuola, ma una necessità che dura tutta la vita. Paolo Paoletti appartiene a questa rara famiglia di pittori.
Ritorni dal vero raccoglie a Extra Factory una selezione di opere realizzate lungo cinquant’anni di attività, focalizzandosi in particolare sul periodo tra gli anni Ottanta e Duemila, affiancato da lavori più recenti. Più che una retrospettiva, la mostra è il racconto di uno sguardo coerente che ha saputo evolversi nel tempo senza mai perdere la propria bussola.
Nato a Livorno nel 1948, Paoletti si forma alla Scuola d’Arte Trossi-Uberti sotto la guida di Voltolino Fontani, per poi proseguire all’Istituto Passaglia di Lucca. Dipinge dal vero fin da giovanissimo e, dalle prime personali negli anni Settanta a oggi, il suo colloquio con la natura non si è mai interrotto.
Paesaggi, marine, barche, canali, scorci d’interni e fiori: la sua pittura nasce dall’osservazione diretta ma rifiuta la pura descrizione. Il dato reale viene essenzializzato, spogliato del superfluo e ricondotto a rari e misurati rapporti di luce, colore e spazio. È un naturalismo in cui l’esperienza visiva si fa atmosfera e la realtà sfuma gradualmente nella memoria.
Come notava già la critica agli esordi — con Bonetti che ne sottolineava il rifiuto delle mode per restare fedele alle cose semplici, e Andrea Revi che ne lodava la padronanza del disegno e dell’impasto — Paoletti affonda le radici nella grande tradizione livornese e post-macchiaiola, senza però restarne prigioniero. Quella tradizione è per lui un punto di partenza: il mestiere, il tempo della pittura, il coraggio di stare fisicamente davanti al soggetto.
Carolina Martini lo ha descritto spesso al lavoro sul mare, solo di fronte all’orizzonte e alla tela: il paesaggio che ne emerge non è una fotografia, ma una realtà resa più intima e rarefatta. Nelle sue tele la figura umana appare di rado, eppure la sua presenza si avverte ovunque: nelle barche, nei moli, nelle case. Luoghi abitati, sospesi, percorsi da una quieta malinconia dove il tempo sembra rallentare.
Ritornare “dal vero” non significa guardarsi indietro. Significa mettersi di nuovo di fronte alle cose, all’orizzonte, al mondo. Ritorni dal vero testimonianza: un ritorno ai luoghi di sempre, guidato ogni volta da uno sguardo diverso.
Inaugurazione sabato 26 settembre, ore 17.30 – Orari: 10.00–12.00 / 17.30–19.30 (chiusa la domenica mattina e il martedì)
di Extra Arts & Culture | 8, Lug 2026 | 2026, Chioma Ukwu, extra factory, Mostra

24 luglio – 2 agosto 2026
Inaugurazione venerdì 24 luglio, ore 18.30
Ci sono paesaggi che riproducono fedelmente la realtà ed altri, immaginati, che appartengono ad un mondo fantastico. Le opere di Chioma Ukwu abitano questo secondo luogo. Non raccontano una montagna, un fiume o una cascata, ma ciò che accade nel momento in cui qualcosa, dentro di noi, cambia forma. L’epifania non è l’apparizione di una luce lontana: è l’istante in cui ci accorgiamo che quel bagliore era già lì, silenzioso, in attesa di essere riconosciuto.
Ogni tela di Chioma, nasce da una materia che sembra conoscere il tempo della roccia, dell’acqua e delle nuvole. La pittura si stratifica, si dissolve, riaffiora. Nelle trame dei quadri ritornano le risonanze della sua terra d’origine, che si fanno sentire nella forza ancestrale della materia e in una profonda spiritualità; qui l’oro e i pigmenti terrosi non sono semplici colori, ma legami viscerali con le proprie radici. Oro, terra, azzurro, vapori e velature danno forma a luoghi sospesi tra identità ed immaginazione, dove il paesaggio diventa un linguaggio capace di esprimere senza bisogno di parlare.
In un’epoca in cui tutto chiede di essere spiegato, Chioma Ukwu sceglie invece di suggerire. Lascia spazio al dubbio, all’ascolto, alla contemplazione. La sua è una pittura che solleva domande più che cercare risposte. È forse questo il significato più vero di Epiphany: non una rivelazione spettacolare, ma il lento emergere di una consapevolezza. Come quando, dopo una lunga notte, non è il sole a sorprenderci, ma il nostro sguardo che finalmente impara a vedere.
Nel contesto di Effetto Venezia, dedicato quest’anno alle nuove generazioni e al dialogo intergenerazionale, questa mostra è un invito. Un invito a ritrovare la capacità di meravigliarsi, a riconoscere la luce non come qualcosa da inseguire, ma come una possibilità già presente dentro ciascuno di noi. Perché ogni futuro comincia sempre da una visione.
Orari di apertura: tutti i giorni dalle 18.30 alle 23.00, escluso il martedì – INGRESSO LIBERO
di Extra Arts & Culture | 19, Giu 2026 | 2026, extra factory, Mostra

CONDOMINIO
coesistenze, vicinanze, visioni
Una collettiva degli allievi di Angelo Foschini – La Fucina ::: Corsi d’Arte
Come in un grande condominio pittorico, la mostra propone 25 dipinti, uno per ciascun allievo dei corsi di disegno e pittura per adulti che si sono svolti nel 2025/26 alla Fucina ::: Corsi d’Arte.
La galleria Extra Factory ha deciso di ospitare nei propri spazi questo esplosivo e multiforme collettivo di emergenti, per far luce su alcune nuove ricerche che stanno prendendo forma tra i cavalletti del laboratorio.
Alcuni dei partecipanti frequentano i corsi da molti anni, alcuni solo da qualche tempo, ma ciascuno a suo modo è impegnato in una personale interpretazione della materia Pittura.
I «condòmini» presenti in mostra sono:
Sandra BACHERINI
Sergio BARGAGLIOTTI
Francesca BASSI
Paola BENEDETTI
Federica BENIFEI
Gianlorenzo BERNINI
Lidia CALVANO
Nicla CARDOSI
Elena CECCHI
Virginia CUCONATO
Alessandro DOMENICI
Margherita DOMENICI
Elena GRATTON
Stefania MARTINELLI
Nicola MAZZINGHI
Prunella MESCHINI
Arianna MONTAUTI
Sandra PASQUINELLI
Carmen ROSABIANCA
Iolanda SCOTTO DI MINICO
Franca SOCCO
Monica URBANI
Barbara VISCIANO
Marilisa VOLPI
Elena ZAMBINI
Il titolo sottolinea il concetto di condivisione degli spazi, siano essi quelli del dipingere insieme o quelli dell’esporre, in cui ognuno si ritaglia dei millesimi di tela e di parete che diventano finestra espressiva. Come per un edificio abitato, saranno le consonanze, le dissonanze e la varietà degli stili che renderanno unico il passaggio dei visitatori (graditi ospiti) e degli autori (buoni vicini).
Nel caso specifico di questo grande CONDOMINIO lo spazio potrebbe risultare iperpartecipato, caotico, eterogeneo, un po’ come il quartiere in cui ha sede la galleria, ma proprio per questo motivo vivo e pronto all’interazione con tutti. Anche perché ciascun dipinto può essere definito casa per l’autore, “appartamento” come tessuto delle idee che lo strutturano, lo arredano e lo definiscono, luogo contemporaneo chiuso ma aperto perché inserito in un contesto architettonico più vasto.
L’invito a visitarlo è un’occasione di conoscenza, di sosta, di comunicazione pubblica e intima allo stesso tempo.
L’ingresso al CONDOMINIO è libero e aperto a tutti, e questa speciale assemblea prevede tre giorni di animata partecipazione.
Il vostro, per l’occasione, amministratore
Angelo Foschini
Inaugurazione venerdì 26 giugno, ore 18
26 / 27 / 28 giugno 2026
orario 18.00–22.00
di Extra Arts & Culture | 28, Mag 2026 | 2026, extra factory, Mostra

30 maggio – 13 giugno 2026
Nuovo appuntamento con la pittura negli spazi di EXTRA Factory a Livorno: sabato 30 maggio 2026 alle ore 18.30 inaugura la mostra personale di Emilio Brizzi «Pittura di periferia».
La mostra raccoglie una selezione di opere recenti nelle quali l’artista costruisce un racconto visivo profondamente legato alla dimensione urbana, ai margini della città e alla vita quotidiana delle periferie contemporanee. Bar d’angolo, fabbriche dismesse, binari merci, case sopravvissute ai bombardamenti, canali coperti d’asfalto e atmosfere portuali diventano materia pittorica e memoria collettiva.
Nato a Parma da madre olandese e padre emiliano, Emilio Brizzi attraversa nel proprio percorso biografico geografie e appartenenze differenti: l’Emilia, la cultura nord europea, Amsterdam — dove ha vissuto per circa trent’anni — fino all’approdo a Livorno, città nella quale riconosce una sintesi naturale delle proprie contraddizioni e sensibilità.
Proprio Livorno, con le sue luci mutevoli, il porto industriale, i quartieri popolari e quella particolare umanità fra ironia e disincanto, a diventare il paesaggio emotivo della sua pittura.
«Per poco non nacqui a Piandelfumo, una frazione di Tizzano nell’alta Val Parma dove mia madre, immigrata olandese, era sfollata in una casettina di pietra per sfuggire all’afa della pianura, nell’agosto del millenovecentosessantadue. Sotto a un enorme luna piena scese in taxi nella notte fra il quattordici e il quindici, per mettermi al mondo agli Ospedali Riuniti del capoluogo alle sette del mattino, sotto al segno del Leone nell’anno della Tigre, Ferragosto e Assunzione della Santa Vergine. Il modesto gene della pittura mi venne dal babbo, bolognese, figlio di monte e di pianura essendo i suoi per parte di madre di San Giovanni in Persiceto, e di Granaglione per il lato del nonno, con remote radici pistoiesi. Forse per questo provai sempre un forte tropismo verso la Toscana che, combinato alla parte mia materna, batava, e ad una breve permanenza di trent’anni ad Amsterdam, dovette condurmi fatalmente ad abitare a Livorno: luogo che ne rappresenta con ambivalenza varie componenti fondamentali. Per quanto non indispensabile concausa, l’aver perso tutto mi accomuna a molti avventori del mio bar dell’angolo, a Torretta, dove partecipo all’etilismo e alle vite degli altri, come consueto – a chi se ne voglia interessare – in un posto in cui i propri fatti vengono raccontati volentieri a chiunque, senza coscienza o rispetto per discrezione alcuna o pudore di sorta. Condivisione aperta e senza malizia, che conduce sempre a concludersi con la frase: “de’… ma un si beve?”. La scena si svolge all’incrocio di una strada e di un canale coperto di asfalto, con un alternarsi di terreni abbandonati, fabbriche morte, di binari merci per il porto industriale, di case sopravvissute ai bombardamenti e di quelle casermone che si fecero al posto delle macerie. Dal lato del tramonto passano le navi enormi, lentamente inarrestabili con folate di fumi neri, oli pesanti e sottili polveri maligne. La luce meravigliosa alterna momenti in cui tutto sembra affrescato ad altri in tinte oleose. Finito il tempo delle piogge il cielo si azzurra solido per mesi e mesi di caldo e poi, nelle mezze stagioni, ogni giorno tramonti mozzafiato. A volte libeccio, altre soffia di terra.
Il colore locale si distingue in quello odierno e quello eterno. Poi quello pittorico che li racconta, soggettivo, alternato, chissà come: somma di tantissime minime scelte, certo mai arbitrarie, forse dettate dal caso galeotto, pur sempre nate da uno sguardo».
Le opere di Brizzi si muovono così tra osservazione diretta e dimensione narrativa con una pittura intensa, atmosferica e profondamente umana, capace di trasformare scorci marginali e vite comuni in immagini di luce, memoria e realtà.
La mostra sarà visitabile fino al 13 giugno 2026 tutti i giorni con orario 10.00–12.00 | 18.00–20.00, escluso domenica mattina e martedì.
Ingresso libero.
di Extra Arts & Culture | 19, Apr 2026 | 2026, extra factory

9–23 maggio 2026
La Mostra
L’Arte non è un atto solitario, ma un dialogo che attraversa i secoli. La mostra «Echi e origine» invita il visitatore a immergersi nella vita di un pittore figurativo contemporaneo.
Parte I – Il dialogo (le copie d’autore).
«Ogni pennellata è una lezione. Nel ricreare la carne luminosa della psiche di Lord Leighton, il drammatico chiaroscuro della tradizione della scuola di Rembrandt e la maestria cromatica veneziana di Tiziano, non sto semplicemente copiando; sto compiendo un apprendistato».
Parte II – La voce (opere originali).
«Le opere figurative originali di questa collezione sono il punto di incontro tra passato e presente utilizzando il ‘DNA’ tecnico ereditato dai grandi maestri, questi lavori esplorano composizione, identità moderna, il gioco della luce, la forma umana e ritratti. Queste opere sono il mio contributo alla storia continua dell’arte figurativa, la prova che le ‘antiche vie’ non sono reperti storici, ma strumenti vivi e pulsanti per catturare lo spirito umano del nostro tempo».
Biografia
Nato nel 1954, a Breda, Paesi Bassi, Larry ha sempre coltivato la passione per il disegno e la pittura. Il percorso della vita, tuttavia, lo ha portato inizialmente altrove; dopo aver conseguito un Master in Giurisprudenza e in Business Administration, ha intrapreso una carriera di successo come uomo d’affari in giro per il mondo e successivamente come chef di cucina. Nel 2019 ha scelto di dare ascolto alla sua vocazione più profonda, trasferendosi a Firenze per dedicarsi interamente agli studi artistici presso accademie fiorentine. Oggi vive e lavora al Calambrone, a due passi dal mare, dove prosegue il suo percorso creativo.