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DAL FATTO A MANO AL FATTO AD ARTE di Fabrizio Giorgi.

 

21 maggio – 5 giugno 2022

Fabrizio: etimologicamente riconducibile al latino faber, l’italiano artefice. E’ proprio il caso di affermare “nel nome il destino”, riferendosi al detto, sempre latino, “nomen omen”. Per Fabrizio Giorgi, torna tutto a perfezione. I suoi barconi, le sue grafiche, le sue sculture ben lo dimostrano. Alla base del suo lavoro è fortemente radicata la convinzione che la strada maestra verso il sapere è il saper fare, costruire con intelligenza, coniugare perizia tecnica a fervore creativo, creare manu-fatti che in virtù di una notevole profondità di ispirazione divengono arte-fatti. Dalla dimensione del fatto a mano a quella del fatto ad arte. Con arte. Attraverso la lavorazione e l’assemblaggio di frammenti di legno, Giorgi costruisce volumi che aggettano dal fondo con vigorosa forza e creano strutture spaziali in cui la fisicità della materia si coniuga mirabilmente con la fantasia del sogno e l’articolazione del pensiero. I barconi: bassorilievi lignei in cui tutto, dal primo piano al fondo è costruito con frammenti lignei volti a una figurazione risolta in forme sintetiche, determinate da una intima esigenza di misura e di equilibrio. Le stesure pittoriche che arricchiscono le composizioni vanno a sottolineare un’atmosfera sospesa, senza tempo, assoluta, universale, spesso poetica. Specialmente quando la composizione è giocata sulle varianti dei toni bruni, tendenti alla monocromia. Certo, i barconi evocano gli ambienti livornesi che talvolta sono ricordati dai titoli delle opere: i fossi che tanto significano per la città, per la sua vita, per la sua quotidianità, per la sua identità. E la fonte di ispirazione è senza dubbio legata all’energia vitale che emana da quegli ambienti, ma nelle composizioni di Giorgi quel mondo rimane come riferimento memoriale, mentre prevale la trasfigurazione, il lavoro pervicace e appassionato delle mani che creano forme di totale universalità, vere e proprie metafore valoriali: i valori di un mondo lontano che sembra perso nelle nebbie del ricordo. E le opere grafiche presenti in questa mostra sottolineano e ampliano con raffinatezza questi delicati aspetti. Per noi, invece, persone immerse in una contemporaneità complessa, difficile, incerta, e spesso – troppo spesso – ipocrita, il barcone evoca immediatamente la tragedia di quanti nel mare cercano la via della speranza. Certo, Fabrizio Giorgi non è estraneo, nella sua pulsante sfera emotiva, a quelle immani tragedie, ma non le affronta con la banalità del cronista, le lascia decantare nella coscienza sua e dei suoi simili, le evoca col pensiero e con il sentimento, ma non le fa oggetto di questa fase della sua creatività. Artista meticoloso, attento ai minimi particolari, fino al dettaglio, utilizza il frammento di legno per costruire anche i cieli, le onde, le increspature del terreno, gli indimenticati scorci della sua Livorno.  E con la stessa palpitante fantasia crea le sculture: assemblaggi di oggetti trovati, resti di vite precedenti, spesso presenti nel nostro orizzonte quotidiano; con i suoi accostamenti Fabrizio li fa uscire dal territorio dell’utilizzo pratico e li fa entrare nel campo dell’arte.  In questo suo operare non è estraneo alla storia dell’arte del secolo passato: frammenti di realtà – colti nel loro concreto essere – cercati e utilizzati con il compito, rispetto alla loro originaria funzione, di evocare nuove immagini, alterando i codici della comunicazione visiva; materiali trovati e assemblati col fine di comporre un oggetto appartenente a una realtà nuova; fisicità della materia che deve emergere all’interno dell’opera d’arte; riuso degli oggetti con la conseguente perdita del significato originario e della loro funzione , e la loro riapparizione nelle opere come puro materiale espressivo. Temi, tutti, che riconosciamo nella storia dell’arte e delle idee del Novecento, a partire da Dada per arrivare ai giorni nostri, ma spesso, gli esiti formali di queste ricerche hanno il significato di vere e proprie provocazioni culturali e, qualche volta, specialmente negli ultimi tempi, si vestono di manierismo accademico.Per fortuna, non è questo il caso di Fabrizio Giorgi.  Commozione, affetto, lieve ironia traspaiono dei suoi oggetti artistici: le frementi lamiere del Cavallo, le bizzarre occhiaie del Gufo, le lucenti rotondità del Pesce palla, l’argentea presenza del Pesce abissale, la complessità figurale del Personaggio, son il frutto di fertili voli della fantasia, cui Fabrizio si appassiona divertendosi; oggetti artistici animati dal variare delle luci e delle ombre che si accendono o si attenuano negli intagli, nei rilievi, nelle scanalature che di frequente articolano i volumi. Un artista multiforme, capace di invenzioni formali originali in cui perizia manuale ed elaborazione creativa camminano intrecciate con sorprendente continuità. [Testo di Ilario Luperini]

La mostra sarà visitabile da SABATO 21 maggio a DOMENICA 5 giugno 2022 con i seguenti orari: tutti i giorni con orario 17 – 19.30, VENERDI e SABATO anche al mattino 10.30-12.30 DOMENICA 22, 29 maggio e DOMENICA 5 giugno apertura straordinaria 17-19.30. GIOVEDì 2 GIUGNO la mostra resterà chiusa.

Note biografiche sull’artista

Fabrizio Giorgi è nato nel 1953 a Livorno dove vive e lavora. Dal 1975 ha tenuto mostre personali e collettive a Livorno, Genova, Pisa, Lucca, Firenze, Zurigo, Roma e in Germania. Tra queste, due mostre personali alla Galleria Giraldi nel 1998 e 2000. La medesima Galleria lo ha presentato nel 2000 all’Arte Fiera di Bologna. Nel 2004 entra a far parte del Gruppo “La Casa dell’Arte” di Rosignano Marittimo (Livorno): sono di questo periodo le personali al Palazzo Marini di Rosignano Marittimo (2005) e alla Torre degli Upezzinghi (Calcinaia, Pisa, 2005), così come alcune incursioni della performance art a Casale Marittimo (2005), Ravi (2006), Livorno (2006), Albissola Marina (2007). Nel 2008 partecipa al Simposio internazionale di Scultura di Calcinaia (Pisa) realizzando “Sauri in Verticale”, opera installata nella piazza Indipendenza della medesima cittadina, fornendo poi la componente visiva all’evento “Arte e Musica” realizzato dall’Istituto Musicale Mascagni di Livorno al Palazzo della Gherardesca. E’ del dicembre 2009 una personale presso la Torre degli Upezzinghi di Calcinaia intitolata “Materia e Struttura”; con un’opera della stessa serie partecipa nel 2010, al progetto “Incontemporanea” (Cecina, Livorno). Nel 2010 fa parte del progetto “Arte a Perdere” curato da Bruno Sullo con la compartecipazione del Comune di Livorno, mentre è dell’anno successivo la sua partecipazione alla mostra “Oltre la Pittura” (Livorno, Bottini dell’Olio) e alla prestigiosa collettiva “Ri-generazioni”, facente parte dei percorsi a sostegno del Padiglione Italia realizzati per l’edizione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia della Biennale di Venezia. Nello stesso anno è stato tra i fondatori del gruppo artistico “LavorareCamminare” di Livorno con partecipazione a vari eventi. E’ concretamente attivo a varie mostre, come si evince dal seguente sintetico e recente elenco:

2012. Operazione “Arte a Perdere 2”, arte nei luoghi dei cittadini, Livorno, varie sedi della città. LXI mostra del Gruppo Labronico, Palazzo Mediceo di Seravezza.

2013. Personale, Galleria Athena, Livorno. Esposizione “Il Buon Governo”, Pontedera (Pisa), Centro per l’Arte Otello Cirri. “In Vino Ars”, Azienda vinicola Caiarossa, Riparbella (Pisa).

2014. “Il Buon Governo”, Museo Marino Marini, Pistoia. “L’Oggetto Quotidiano”, Ecomuseo dell’Alabastro, Castellina Marittima (Pisa). “Lavorare&Camminare in cantina”, Cantine Verdi, Cerreto Guidi (Firenze). “Il Nostro Pane Quotidiano”, Chiesa SS. Annunziata del Greci Uniti, Livorno.

2015 “Il Nostro Pane Quotidiano”, Chiesa S. Elisabetta Anna Seton, Livorno. “Il Nostro Pane Quotidiano”, Chiesa S. Giovanni Gualberto, Valle Benedetta, Livorno. “La Quinta Via”, opere su carta, Sala Salvadori, Castiglioncello (Livorno). “Il Buon Governo”, Sala degli Archi, Fortezza Nuova, Livorno. “La Quinta Via”, opere su carta, Centro Culturale Amato, Livorno. “Ecomondo” (con la Waste Recycling), Fiera del settore ambientale (Rimini). “LXIV mostra del Gruppo Labronico”, Teatro dei Dioscuri del Quirinale (Roma); “LXV mostra del Gruppo Labronico”, Fondazione Piaggio, Pontedera.

2016 “Il Nostro Pane Quotidiano”, Museo della Memoria Locale (MuMeLoc), Cerreto Guidi, Firenze.

2017 “L’OggettoQuotidiano”,Centro di Formazione Arti Visive, Cecina (Livorno). “Scart, il lato bello e utile del rifiuto”, a cura di Innovart, MACC Camera di Commercio di Pisa.

2018 “Colloqui con la Vecchia Fortezza”, Fortezza Vecchia, Livorno. Mostra “Contrasti” con Paolo Netto alla Galleria Ismi di Viareggio (Lucca). “Colore e Forma”, collettiva a cura della Galleria Easy Art al Centro di Formazione Arti Visive di Cecina (Livorno). “Premio Internazionale Michelangelo Buonarroti”, Villa Bertelli, Forte dei Marmi, conseguendo il primo premio della sezione Scultura.

2019 Finalista al “Premio Internazionale Michelangelo Buonarroti” Palazzo Mediceo di Seravezza (Lucca).

2020 Mostra personale “Paesaggi Irreali” presso il Golf di Livorno.

2021 LavorareCamminare “Dialoghi con Villa Mimbelli” Comune di Livorno. “… al mattin der ver si sogna…” Collezione Carlo Palli Fondazione Conservatorio di San Niccolo (Prato)

2022 “Presi per incantamento” Dante e gli artisti della Collezione Carlo Palli Accademia delle Arti del Disegno Firenze.

Inserito in varie pubblicazioni periodiche, come cataloghi specifici, hanno scritto e si sono fattivamente occupati della sua attività, tra i tanti: Giancarlo Cocchia, Giulio Guiggi, Osvaldo Peruzzi, Bruno Sullo, Giuseppe Amadei, Francesco Mutti, Maria Alessandra Ferrari, Giacomo de Vincenzo, Nicola Micieli, Lodovico Gierut, Michele Pierleoni, Ilario Luperini, Giorgio Mandalis.

 

Photo Credits 2022 © Fabrizio Razzauti

 

I VUOTI COLORATI DI MOLTI PALLONCINI di Mario Ferrante.

Mario Ferrante a Livorno

 

17 settembre – 24 ottobre 2021

Mario Ferrante, per la prima volta in Toscana, regala una selezione della sua Arte, mostrando, con rara sensibilità e delicatezza, istanti di poesia rubati al quotidiano. La spontaneità dei più giovani, la purezza dei gesti, si riverberano in quelle del colore, dato con l’azzardo del funambolo e la sapienza del Maestro. Il mare e i personaggi del Brasile punteggiano l’esposizione, in un percorso visivo che vuol assurgere ad esperienza dell’anima. Ferrante, con i suoi squilli di luce e con la gravità delle ombre, induce lo spettatore a intime riflessioni che trascendono i soggetti rappresentati, cercando di toccare – riuscendoci puntualmente – la spiritualità insita di ogni essere umano.  Le masse di colore, gli sgraffi, gli strappi di luce e la forza dinamica impressa nelle composizioni, costituiscono la cifra stilistica del Maestro e lo inseriscono di fatto nell’empireo dei grandi maestri contemporanei.

Mario Ferrante nasce a Roma il 16 novembre del 1957. Compie i suoi primi passi di avvicinamento all’arte e alla pittura con una serie di collage materici e di graffiti, trita gessetti colorati e la grafite delle matite rinvenute in casa per illustrare i libri di fiabe dei fratelli. Sono opere già di grande suggestione naif. Nel 1961 la famiglia Ferrante si trasferisce in Brasile. Inizia per il giovanissimo artista il momento elegiaco dell’osservazione, sono gli anni dell’eos che per sempre accompagnerà i suoi lavori. Dal 1967, a San Paolo, viene avviato dai genitori presso lo studio di un artista figurativo che lo inizia agli ideali classicie all’antica tecnica della pittura ad olio. Il giovane Ferrante rivela un precoce talento nelle anatomie e nel velare. Nel 1970 la famiglia Ferrante fa ritorno in ItaliaL’artista coltiva con determinazione la propria vocazione verso l’arte percorrendo un itinerario sperimentale attraverso la declinazione di un linguaggio figurativo di ricerca. Alla fine degli anni ’70, dopo aver partecipato a numerose collettive, l’artista allestisce la sua prima personale presso il chiostro di Sant’Andrea delle Fratte, a Roma, alla quale fanno seguito numerose altre che celebrano il rinnovato spirito manierista. Le sue opere riscuotono un grande successo, dischiudendogli le porte alle committenze private e agli esclusivi circoli artistici di Via del BabuinoGli anni ’80 rappresentano per Ferrante il momento del grande fermento creativo, denso di lirismo ed intuizioni. Nascono i ritratti ispirati dalla mitologia coniugata alle modulazioni cromatiche proprie del classicismo. Dal confronto con la felice tavolozza di Echaurren e Mattaprendono vita le ricerche materiche con l’impiego di pietre, minerali vulcanici e composti di terre e vegetali. Ferrante inventa nuovi colori, nati dal pigmento di azzurrite e tritati di asfodeli e ginestre. Nel 1985, il fortunato incontro con Salvatore Colantuoni gli consente di partecipare al programma Alitalia per l’Arte e di esporre nei V.l.P. lounge dei maggiori aeroporti del mondo. Le sue opere entrano a far parte dei più importanti legati artistici transoceanici, dal Giappone e dalla Corea alle ville di Miami e di HollywoodLa popolarità improvvisa e la curiosità dello statement accademico lo immettono nell’indotto internazionale delle Gallerie Stein e Sonnabend. La ricerca avviata dall’artista fin dagli anni ’90 approda alle composizioni dei cicli metropolitani: i dipinti coniugano accostamento antropico e informale a impianto paesaggistico tradizionale. Nasce l’esperienza di“parete” mutuata dagli artisti di Corrente.  Nel 2000 due importanti esposizioni a New York – presso il National Arts Club e il Charlottesville Art Museum and Attractions – sanciscono il definitivo riconoscimento dell’artista presso le major museali internazionali. La rassegna “Maschere ed anime” del 2003, ideata da Salvatore Colantuoni e Michele De Martino per il programma Alitalia per l’Arte, viene consacrata da Massimo Duranti in un saggio veicolato sul web. La produzione di Ferrante è ormai un linguaggio in continua evoluzione, specie nella caratterizzazione del racconto. L’artista resta tuttavia defilato dalle lusinghe del mercato e dal dibattito, seguitando a dipingere, diradando le esposizioni e investendo sulla ricerca attraverso continui confronti con il Brasile e le infinite variazioni della luce a diverse latitudini. Nelle opere nate a cavallo con il nuovo millennio, il segno perde la geometria e la veemenza, il colore assume una dimensione più intima e si opera una sorta di snellimento compositivo. Le quinte delle opere diventano reali e tangibili, la composizione assume un ordito prospettico. Il ciclo di “Moving people” del 2002 è il più rappresentativo del periodo. L’artista dà avvio ad una produzione di opere fittili: macumbeire, garotos e altri soggetti che ricordano l’esperienza meditativa carioca e l’infanzia trascorsa nei meridioni del mondo. I lavori di Ferrante perdono poco alla volta la facies bidimensionale e diventano entità materiche, quasi scultoree, percorse da sole spatole e da trame nodali. Nell’estate del 2006 nasce il progetto della “Festa mobile”: una rassegna tematica itinerante che dal meridione risale la penisola toccando il Maschio Angioino di Napoli, Palazzo Venezia a Roma e il Museo Poldi Pezzoli a Milano, con la partecipazione ed il patrocinio di importanti istituzioni statali. Nel 2007 la casa dell’artista apre le porte alle scuole: gli studi di Roma e di Benevento diventano factories creative e laboratori didattici. Il ciclo delle “grandi tele” e i lavori nati a cavallo dell’ultimo lustro, dopo l’ennesimo soggiorno in Brasile, denunciano l’approdo dell’artista a nuovi linguaggi espressivi e la continua ricerca del mood compositivo. Nuovi contatti vengono avviati di mostra in mostra, sia con galleristi di fama internazionale sia con critici d’arte della nuova generazione, attraverso una serie di letture incrociate e contributi interpretativi. La ricerca di Ferrante se ne arricchisce, ma non smette di approfondire il proprio peculiare punto di vista, legato alla sintesi espressiva ed ai modelli rodati della linea astratta. La sua produzione evolve così nell’attualità, attraversando tensioni cromatiche di straordinario effetto Visivo. Dal 2012 ulteriori contatti con istituzioni museali e galleristi d’oltreoceano, generano progetti espositivi che interessano ad oggi i cinque continenti.

 

Photo Credits 2022 © Sebastian Konrad Korbel

 

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