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POI CADDE IL MURO DI BERLINO di Gian Butturini.

Gian Butturini - poi cadde il muro di Berlino

 

1 – 16 Novembre 2019

La Mostra presenta venti fotografie in bianco e nero tratte dai reportage realizzati in Germania Est da Gian Butturini nel 1973 e 1974, quando ha documentato il Festival Internazionale della Gioventù a Berlino, la vita in DDR, il regime e la fratellanza con l’URSS: un capitolo della storia tedesca caratterizzato dalla guerra fredda. La Germania Est di Gian Butturini indaga i momenti pubblici, ma al centro ci sono i lavoratori, le donne e i bambini nella loro quotidianità: coglie l’umanità e le peculiarità di un popolo. L’affresco di un’epoca che si concluse con la caduta del Muro. (ingresso libero)

Gian Butturini (1935-2006) , fotoreporter internazionale, poliedrico artista della comunicazione, si afferma da giovane a Brescia come grafico pubblicitario e architetto di interni. Nel 1969 cambia vita e pubblica London by Gian Butturini. Nel 2016 Martin Parr – allora presidente Magnum – cura il reprinting del libro (Damiani Editore). Alcune foto sono esposte in Strange Familiar al Barbican Centre londinese e alla Manchester Art Gallery. Gian Butturini ha pubblicato decine di libri fotografici tra i quali Tu Interni Io Libero (sull’esperienza con Franco Basaglia), Cuba 26 Luglio e C’era una volta il Muro. In DAIQUIRI (Edizioni Mimesis) le cronache dei suoi reportage. Da regista ha realizzato documentari, tra i quali Crimini di Pace (con musiche di Luigi Nono) e Bologna, 10.15 strage. Del 1980 è il film Il Mondo degli Ultimi, con Lino Capolicchio, sulle lotte agrarie del secondo dopoguerra nella bassa bresciana e nel cremonese.

www.gianbutturini.com

Recensione di Giuseppe Cicozzetti su Scriptphotography

Durante gli incontri con gli studenti di Scienze del Turismo dell’Università Bicocca, ero solito esordire con una domanda. Chiedevo: “Quando, secondo voi, si è conclusa la Seconda guerra mondiale?”. Mi rendo conto che l’interrogativo, tanto semplice quanto complesso, nascondeva una trappola – nella quale cascavano in molti, forse in ragione della loro giovane età, forse perché non erano studenti di Storia, forse per gli effetti di entrambe le cose. La risposta quasi unanime faceva terminare il conflitto con la firma dell’armistizio con le forze alleate. Insomma deposte le armi e accettata la resa, il conflitto era concluso. Io li incalzavo chiedendo ancora se la fine delle ostilità non avesse prodotto qualcosa i cui effetti fossero visibili fino a qualche anno prima, fino cioè al 9 novembre 1989. A quel punto le incertezze degli studenti si sgretolavano esattamente come il Muro a cui facevo riferimento, quello che divideva Berlino. Quel giorno (tra breve si celebrerà il trentennale della caduta), finivano gli “effetti” della Seconda guerra mondiale. Leggere la Storia ha sicuramente un’importanza fondamentale, ma “leggere” le fotografie ci trasporta in un mondo visuale nel quale cogliere in pieno una realtà – fin dentro i volti delle persone – altrimenti non restituibile da nessuna parola. Lo sguardo di un fotografo non è mai neutro, men che meno lo è stato quello di Gian Butturini (1935-2006) che, anzi, possedeva un impegno militante, perché un fotografo privo di opinioni è come un libro senza parole. Tra il 1973 e il 1974 Butturini documenta il Festival della Gioventù a Berlino. Sono anni duri, difficili, innervati dal sospetto generato dalla Guerra Fredda. La Repubblica Democratica Tedesca è chiusa nella soffocante fratellanza con l’URSS, per cui l’Occidente è portatore di una cultura corrotta e fatiscente. L’obiettivo si sofferma sui momenti pubblici, su quelle vite controllate dalla occhiuta Stasi, ma Butturini non dimentica di dare voce al muto grido d’aiuto di donne, uomini e bambini dando vita all’affresco di un’epoca che, adesso, ci appare più lontana della Luna. Ma gli anni sono quelli e le sue fotografie hanno il potere – diremmo anche una capacità ereditaria – di non farci dimenticare cosa è stato il clima politico nell’Europa prima della riunificazione della Germania e assai prima della costruzione dell’Europa come la conosciamo adesso. Da quella esperienza nascerà il libro “RDT per una nuova epoca”. Butturini respira l’aria della fotografia dei suoi anni, quelli, per intenderci, in cui l’impegno civile è tradotto in immagini. La fotografia, attraverso autori come Toni Nicolini, Carla Cerati, Pepi Merisio, Cesare Colombo, Tano D’Amico, Marialba Russo, Letizia Battaglia, Paola Agosti, Lisetta Carmi seppure con stili, linguaggi e obiettivi differenti, assume a sé il ruolo testimoniale della denuncia, della lotta. Il lavoro di Butturini va in questa direzione: l’obiettivo si fa interprete del disagio sociale, dimostrando che la forza dirompente del “mostrare” non si limita solo alla nuda rappresentazione di un fatto delle attività sociali dell’uomo, ma è capace di contribuire alla formazione delle opinioni. La fotografia denuncia e si sofferma dove decide. 1970. A Londra la spinta creativa della “Swinging London” si sta esaurendo. Una speciale combinazione di musica, cinema, arte come non si era mai vista prima sta perdendo la sua innocenza. In “London by Gian Butturini”, un photobook che Damiani editore ha ripubblicato nel 2017 con la cura di Martin Parr – e che in questi giorni è stato al centro di una polemica tanto speciosa da risultare insostenibile ma che ha costretto l’editore a ritirare il libro – il fotografo si allontana ancora dai cliché, dai nuovi stereotipi culturali offerti come merce da osservazione. Lui, fotografo di strada, fotografa gente di strada, coloro che ma potranno sperare di essere invitati ai nuovi banchetti culturali e che vedranno ogni moda passare sulle loro teste. Questa è la sua cifra, la sua vocazione: stile mai disgiunto dall’impegno. Grande viaggiatore, Butturini è testimone di episodi della storia della nostra contemporaneità. Nel 1972 è a Belfast per raccontare una delle fasi più cruente degli scontri tra Cattolici e Protestanti. Più tardi è a Cuba e poi nel Cile di Salvador Allende. E nel 1974 collabora con Franco Basaglia per documentare il sistema psichiatrico che condurrà alla chiusura dei manicomi e da cui nascerà un libro, “Tu interni… io libero”. Ovunque c’è lotta c’è un racconto, ovunque c’è un racconto c’è Butturini. Nel 1984 la Gran Bretagna è stretta nella morsa delle riforme del primo ministro Margareth Tathcher. Una parte del Paese, la meno garantita, è a rischio disoccupazione a causa della chiusura delle miniere. Butturini documenterà gli scioperi di Sheffield, consegnandoci la narrazione di uomini impegnati a resistere per garantire la loro stessa dignità. Butturini è stato un fotografo combattente, un miliziano della fotografia dall’occhio attento e sensibile al grido degli esclusi. Di qualunque parte del mondo, perché gli ultimi si somigliano. Noi abbiamo il dovere di riscoprire un grande fotoreporter e consegnarlo al posto che merita. La galleria “Extra” di Livorno, dall’1 all’11 novembre allestisce una retrospettiva di Gian Butturini dal titolo “Poi cadde il muro di Berlino”, un’occasione imperdibile per gli appassionati di reportage che vogliano conoscere l’opera di un grande fotografo.

 

Photo Credits 2019 © Sebastian Korbel

 

 

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