0586 1837847 info@extrafactory.it
Seleziona una pagina

Avventure metafisiche, la mostra di Araldo Camici

11 – 18 maggio 2024

Un viaggio introspettivo, una riflessione a colori sui misteri dell’universo e sulla complessità dell’animo umano, Araldo Camici, inossidabile, continua a sorprendere  con instancabile energia e creatività, presentando 26 nuove opere straordinarie. 

«Astrattismo lirico», così possiamo definire la pittura di Araldo Camici, ben diversa dall’astrattismo geometrico di Mondrian.
I colori della natura lo affascinano, con le loro mille sfumature ma anche il loro «spessore», pieno di presenze, accadimenti, silenzi, urla.
I colori sussurrano al suo orecchio, suscitandogli sensazioni, evocando ricordi, ma, soprattutto, ispirandogli progetti futuribili, orizzonti ancora da raggiungere. E quando l’estro creativo lo pervade, come un sortilegio, i colori divengono il «mezzo magico» per esprimere, in modo sublimato e potente, l’anelito che muove la sua fertile mente e la sua anima.
Nei suoi quadri, composizioni armoniche di colori ben accostati, difficili da pensare ed organizzare, e assoluta mancanza di simmetrie fanno da sfondo, talvolta, a linee curve ed eleganti, tracciate con mano ferma e sicura e colori in contrasto, che sembrano suggellare con una firma o custodire piccoli universi, immaginati in un contatto empatico. A volte queste linee si intersercano come labirinti, grate, trame al di là delle quali si intravede qualcosa di più grande,il mistero del vivere, il vero senso, interdetto e sfuggente, del Tutto.
I grandi pannelli suscitano la sensazione travolgente di uno sprofondamento in uno spazio non fisico, una dimensione spirituale immensa, un «oltre» al di là dello spazio e del tempo, dove vanno a finire i sogni, le speranze e le preghiere degli uomini. E qui Araldo si avventura e si perde, in una luce folgorante ed inesprimibile che contiene tutti i colori.
[Cristina Quartarone]

L’astrattismo è un evento di grande evoluzione culturale, iniziato in Europa i primi del nostro secolo, uno dei germi più attivi della creatività di ogni epoca. Araldo Camici, autore livornese, disobbligandosi dai retaggi della pittura labronica, è un coraggioso interprete di questa corrente e la sua virata antinaturalistica in funzione di una costruttiva forza di matrice espressionistica, intende valorizzare le emozioni ruggenti, le euforie degli stati d’animo più dirompenti e luminosi. Questa linea di tendenza che si è insinuata nel pittore livornese, in contrasto con le posizioni naturalistiche, sicuramente gli ha creato conflitti che ha superato attraverso un gusto di fruizione ed assimilazione e la psicologia della percezione dell’immagine. Puntuale, percettivo, inquieto, Camici ha fatto suo lo spirito del tempo, approfondendo le proprie ricerche sulla struttura dei meccanismi dell’inconscio, scartando l’alibi della rappresentazione in figura. L’arte è un’ attitudine piuttosto importante per ogni individuo ed i suoi valori magici e misteriosi partecipano e influenzano la sua vita. Camici non si sottrae a ciò e coerente nonché fedele alle sue scelte offre a quanti lo seguono il percorso del suo non facile cammino. La sua forma non forma, lo stile, le invenzioni sono elementi che trascendono il contenuto e formano l’intreccio dei suoi ideali pittorici.
[Jolanda Petrobelli]

Appuntamento con il vernissage della Mostra «Avventure Metafische» di Araldo Camici, sabato 11 maggio alle ore 18 presso Extra Factory in piazza della Repubblica a Livorno.

La Mostra sarà visitabile fino a sabato 18 maggio con orario 10.00-12.00 e 17.00-20.00 (martedì e domenica esclusi)

«Some Bodies», la mostra di Sergio Bargagliotti

19 aprile – 4 maggio 2024

Venerdì 19 aprile alle ore 18 l’inaugurazione dell’attesissima prima personale di Sergio Bargagliotti «some bodies» nella galleria Extra di Livorno.

Scrive Angelo Foschini:
«Questo non è un testo critico o curatoriale, non potrebbe esserlo, perché il coinvolgimento nella pittura di Sergio è per me un privilegio particolare. In questi anni è stato ospite dei miei corsi, ma definirlo allievo è sempre stato per me una costrizione.
Sergio arrivava già con un bagaglio congruo di esperienza di disegno, illustrazione, fumetto. Insieme abbiamo sperimentato la tecnica ad olio, approfondendo alcune tematiche concettuali che negli ultimi 30/40 anni hanno animato molte riflessioni dell’arte contemporanea, passando dal rinnovato rapporto con il corpo, di fine secolo, per arrivare alle nuove tecnologie che rimescolano e rimodellano i nostri modi di percepire il mondo.
Il suo lavoro si è sviluppato nel tempo a stretto contatto con la figura umana. Dal vero o mediata da supporti o schermi, ha sempre trovato con le dovute differenze di approccio, una chiave di lettura svelabile soltanto con un lento e attento lavoro di revisione, addizione o sottrazione di certi elementi dell’immagine.
(Ri)scoprire insieme la materia è stato un confronto arricchente, come lo è sempre quando si parla di saperi, e dove il concetto si fonde al mestiere. Vedere mostre di grandi artisti internazionali, parlare della storia dell’arte del passato e del contemporaneo, caricare le pennellate di gesto e di pensiero è stato una tragitto poetico e di responsabilità, verso un linguaggio, quello pittorico, che avendo radici in un antico passato non può che continuare a parlarci di futuro.
Ad maiora, Sergio!»

“Ciò che è stato l’amore per i narratori e i poeti,
il Nudo lo fa per gli artisti della forma”
[Paul Valéry, su Edgar Degas]
Non è certo intenzione della nostra contemporaneità occidentale l’oscuramento del nudo, ma con gli svariati tentativi di ostacolarne una naturale e libera espressione, ne ha fatto tracimare spesso le sponde in fenomeni provocatori, esibizionistici e allineati con la voracità esponenziale dello Spettacolo, inteso in questo senso come un novello Erisittone, che goloso e ingordo sistema di qualsiasi forma di nudità si nutre senza sosta né tregua alcuna di corpi in continue overdose d’immagini. Ad ogni modo in Occidente, il nudo (e la stessa traduzione visiva della nudità) ha da sempre rappresentato un ruolo centrale nelle arti, facendo convergere tra loro gli ideali di bellezza, che mano a mano si sono deposti in immagine visiva fino ai giorni nostri, tra inciampi vari – come accennato – e una sua più che ammirevole naturale evoluzione. Rappresentare tramite una forma d’arte – sia essa pittorica, scultorea, fotografica et al. – un uomo o una donna nei loro abiti usuali e non, significa tradurre il loro essere vivente in una questione di individualità intesa nella sua etimologia più profonda, lasciare cioè quello spazio sul palcoscenico alla sua figura in-divisibile, distinguendola dagli altri in quanto essa stessa ‘altra’. Rappresentare un corpo nudo invece, laddove la carne ‘incarna’, significa andare a scandagliare nell’io più profondo dell’individuo stesso, andandone a vestire l’immagine con la sua stessa essenza, che di fatto diviene protagonista della scena. Con questo doveroso presupposto, mi trovo con grande piacere a presentare le opere dell’artista Sergio Bargagliotti, che proprio in questo senso divengono un esempio lampante della mia precedente, breve e istintiva riflessione. Nei suoi lavori, che sono indistintamente rappresentati da figure sia femminili che maschili, il nudo diviene l’archetipo di sé stesso, distaccandosi cioè dalla singola materialità della figura per portare in superficie l’essenza primaria del soggetto che viene ritratto, in una costante ricerca volta alla purezza ideale dell’immagine finale. Il corpo sin dalla nascita dell’arte, ha occupato un ruolo preminente nella pittura; è lo strumento attraverso il quale l’essere umano si interfaccia col mondo, e col quale nel corso dei tempi è arrivato ad aprire uno spazio puro ove la bellezza diviene triumphans, senza dover per forza di cose attenersi a regole estetiche ormai trapassate. Nella nostra continua evoluzione artistica, il corpo e la sua nudità hanno oltrepassato i concetti di indecenza e di erotismo ancora vivi in molte culture; la nudità ha trasformato la primarietà della carne in un’agitata esigenza d’essenza, in un’espressione spirituale che volge alla bellezza attraverso i suoi contenuti. Nei lavori di Bargagliotti, il corpo nudo ritratto con grande passione e attenzione, esula dai concetti delle sensazioni più istintive e dagli approcci visivi che ne sbilanciano la comprensione, come spesso capita nelle più comuni rappresentazioni pittoriche inerenti al nudo; rimane bensì sospeso in una neutralità visiva libera da vincoli, priva di polarità indotta. Il corpo nei suoi lavori, attraverso una saggia densità di un tocco ben evoluto nella tipologia della sua stesura, non vanta nessun esercizio di forzato volto a complessi virtuosismi; diviene così immediatamente efficace. I corpi dipinti dall’artista in questo caso si espongono allo sguardo dell’occhio e allo sguardo dello spirito, con quest’ultimo che riesce a catturarne l’essenza, superando di fatto e deliberatamente il rallentamento dell’estetica pura. Tra luci ed ombre che ne delineano una forte profondità e un tratto irrequieto, spiccatamente né eccessivo né banale, molti dei suoi lavori si inseriscono volutamente a pieno in un contesto domestico che ha del freudiano, facendo leva sulle sensazioni e sulle emozioni dei modelli rappresentati, in una scelta delle pose che restituisce alla finalità dell’opera quel desiderio di approfondimento, volto a conoscenza e introspezione. Si scorge nell’io pittorico di alcuni lavori di Bargagliotti, un lontano accenno alla statuaria eroica, intrisa di riflessi post-contemporanei dediti alla non falsificazione del vero. Il primo approccio con le opere dell’artista induce a quella corretta riflessione sul nudo che molti filosofi in passato hanno trattato, indicando cioè come via maestra per una lettura adeguata della nudità una decostruzione della nudità stessa in senso stretto, oltrepassando cioè rapidamente il focus sulla sola esposizione delle parti del corpo, intime il più delle volte, che solitamente colpiscono l’occhio di un osservatore che legge esclusivamente il nudo come una fenomenologia di costume. Il nudo, per citare Bernard Berenson, è da sempre un metagenere, e il solo che riesce a stabilire una tipologia di comunicazione perfetta. E’ questa che a mio avviso si staglia come la sua maggiore forza artistica, evidente in tutte le sue opere, una cioè non-indicizzazione coercitiva sull’immagine, che lascia una libera interpretazione del soggetto che va oltre l’effimero, attraverso uno spigoloso ma avvolgente brusio di sovrapposizioni, caratteristica rara quando si prova ad osservare un’opera che rappresenta la nudità di un corpo. Nei soggetti nudi di Bargagliotti si legge mistero, attesa, inquietudine, sospensione, si leggono accenni che ti fanno riflettere su molte storie di vita quotidiana, si immola arguto il gesto – fermato nel tempo e nello spazio – che rende una figura una trama di studio della possente ed espressiva analitica del corpo; nelle sue figure la profondità è quindi rappresentata dalla loro stessa pelle, che a sua volta si spoglia, dopodiché si spoglia nuovamente di fronte a sé stessa, in una continua e sorprendente scoperta.

Sergio Bargagliotti (1969) nasce e vive a Livorno. Prima di dedicarsi al disegno e alla pittura, ha svolto la professione di archeologo e condotto scavi in Italia e all’estero. Specializzatosi in archeologia subacquea, con particolare attenzione allo studio dei traffici marittimi di età imperiale romana e alla navigazione antica, si è servito del disegno per documentare le fasi di scavo e registrare le azioni umane che si sono succedute e stratificate, viaggiando a ritroso nel tempo. Successivamente si dedica ad esplorare le possibilità narrative del disegno in ambito fumettistico e della graphic novel, prima di approdare alla ricerca pittorica e grafica con utilizzo di vari media.

La mostra «some bodies» ad ingresso libero sarà visitabile da venerdì 19 aprile a sabato 4 maggio, tutti i giorni con orario 10-12 e 17-20 (escluso il martedì ed i festivi). Extra Factory, via della Pina d’Oro, 2 (ingresso da Piazza della Repubblica) Livorno

Totem, la mostra di Libicocco

 

9 – 24 febbraio 2024

«TOTEM ritorno alla nostra essenza primitiva, pagana, legata alla natura» è il titolo della nuova mostra dell’artista Libicocco composta da tre serie di lavori esposti per la prima volta.
Un primo gruppo, che dà il titolo alla mostra, è formato da opere raffiguranti persone appartenenti a un’indefinita e strana tribù pagana, un progetto in cui la pittura e l’illustrazione si mescolano, dove i personaggi vivono in un rapporto simbiotico con la natura a cui appartengono.
Un secondo gruppo vede opere più piccole, con gli stessi soggetti ma più raccolti e silenziosi. Queste opere sono realizzate su carta Enrico Magnani Pescia, realizzata completamente a mano presso il Museo della Carta.
La terza serie infine è quella delle «dame velate», un gruppo di figure in cui l’artista gioca sugli spazi negativi, sul bianco della carta che diventa il bianco di veli che adornano le dame, altere e meravigliose.
Tutte le opere sono realizzate ad acquerello, sia classico che giapponese.
L’inaugurazione della Mostra alla presenza dell’artista è fissata per venerdì 9 febbraio alle ore 18 in quel di Livorno presso Extra Factory (via della Pina d’oro, 2 – ingresso da piazza della Repubblica).
«Totem» è visitabile tutti i giorni dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19.30 (martedì e domenica esclusi) fino a sabato 24 febbraio.

LIBICOCCO, alias di Gian Luca Palazzolo, nasce a Livorno nel 1985, dopo studi e lavori eterogenei, decide di dedicarsi a tempo pieno alla sua passione: l’arte, perfezionandosi nell’acquerello, ma sconfinando anche in altre tecniche. I suoi lavori sono stati esposti in Italia e all’estero. Recentemente si è trasferito in una casa circondata da boschi e torrenti, dove immagina e crea personaggi caratterizzati da un ritorno ad una cultura nomade e pagana, in una stretta connessione simbiotica e primitiva con la natura a cui appartengono e di cui fanno parte. Perché la natura? L’amore e l’attaccamento alla natura, ai boschi, agli alberi, nascono fin dalla più tenera età, con le prime vacanze in montagna, le passeggiate nel verde, le storie e le case delle streghe, percependo un collegamento e una simbiosi che si sono rafforzati con il tempo in una forma sempre più concreta e artistica.
Il desiderio è quello di rendere visibile il modo in cui noi esseri umani, che da sempre ci siamo posti al di sopra o al di fuori della natura, siamo parte del tutto e come ogni nostro gesto influisca non solo in una natura che alla fine ci è estranea, ma arrivi a toccare anche noi stessi, in una continua interconnessione e in un continuo scambio.

 

 

 

CORNICI IN CERCA DI AUTORE

 

A grande richiesta la seconda edizione di «CORNICI IN CERCA DI AUTORE», la Call per artisti e fotografi organizzata da Extra negli spazi di Piazza della Repubblica a Livorno, quest’anno in concomitanza del Festival «IL MONDO CHE SI MUOVE» che si occupa di temi inerenti ad Ambiente, Sostenibilità e Mobilità attraverso la voce dell’Arte e quest’anno incentrato su Economia Circolare e Cambiamento Climatico.

«CORNICI IN CERCA DI AUTORE» è la Mostra in divenire di Extra dove si inaugura con l’esposizione di cornici vuote, di varie misure e costruite artigianalmente con legno da RIUSO di travi e travicelli della città di Livorno risalenti agli inizi dell’Ottocento.
Gli artisti e i fotografi sono invitati nei giorni 20-21-22 settembre e nei giorni successivi fino al 27 settembre a portare una propria opera inerente al tema del Festival (Ambiente, Sostenibilità e Mobilità, in particolare quest’anno incentrato su Economia Circolare e Cambiamento Climatico) per trovare così «l’incastro perfetto» proprio come una sorta di scarpetta di Cenerentola dell’Arte. Le opere che «calzeranno a pennello» all’interno delle cornici resteranno in mostra fino a mercoledì 27 settembre.

La partecipazione all’iniziativa per i tesserati Extra Factory ha il costo di 10€ da versare in galleria al momento dell’allestimento, per i non iscritti è possibile associarsi al costo di 10€ sul sito ufficiale extrafactory.it oppure direttamente in galleria negli orari di apertura e versare la quota alla Call al momento dell’esposizione (10€).

L’inaugurazione ufficiale della Mostra – totalmente allestita con opere inaspettate – è fissata per sabato 23 settembre alle 18.00, ma gli artisti e i fotografi come già detto, potranno portare le loro opere a partire da mercoledì 20 settembre negli orari di apertura della galleria: 10.00-12.00 e 18.00-20.00, salvo esaurimento delle cornici disponibili.
Le opere resteranno di proprietà dei rispettivi autori e se invendute potranno essere ritirate a partire da giovedì 28 settembre ed eventualmente la cornice utilizzata potrà essere acquistata ad un prezzo vantaggioso.

Qui sotto indichiamo le misure delle cornici disponibili, in generale lo spessore massimo deve essere 1 cm, dove è presente l’asterisco (*) è possibile uno spessore più ampio, massimo di 2 cm. Per un incastro più agevole consigliamo di stare al di sotto di un paio di millimetri della misura indicata ed in ogni caso di non oltrepassarla. Le misure non sono standard perché il legno è da RIUSO.

45 x 35 cm • 51 x 34,5 cm • 44 x 32,5 cm • 51,5 x 35 cm • 50 x 40 cm • 51 x 40 cm (4) • 17 x 17,5 cm* • 22,5 x 12 cm • 30 x 19,5 cm* • 30,5 x 25 cm* . 27,5 x 18,5 cm • 29,5 x 23 cm* • 19,8 x 29,8 cm* • 30,5 x 25 cm* • 30,5 x 25,5 cm* • 31 x 25 cm • 31 x 25 cm* • 30 x 24 cm (2) • 23,5 x 17, 5 cm* • 20 x 18 cm • 68,5 x 34,8 cm • 40 x 38,5 cm • 51,5 x 17 cm • 20 x 15,5 cm • 83,5 x 30,5 cm

Per ulteriori informazioni: info@extrafactory.it

 

 

 

info e candidature per Extra Factory
Invia per WhatsApp